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mercoledì 28 gennaio 2009

Calexico - "Live at Estragon 23/01/09"


Arriviamo all'Estragon intorno alle 23, parcheggio stipato, e a concerto già iniziato, e le trombe mariachi del gruppo di Tucson, ci danno una prima sensazione, che è quella di stare a Città del Messico, e non a Bologna.

Ebbene sì, ormai i Calexico hanno decisamente svoltato, abbandonando le ballate lente e polverose dei loro esordi, che tanto ci ricordavano le sconfinate terre desertiche di confine, per trasbordare definitivamente in Messico. La componente "chicana" ha preso il sopravvento su quella americana, e il sound si è fatto decisamente più allegro e spensierato rispetto al passato.

E per noi, amanti delle prime loro sonorità, non è certo una bella notizia, ma come è giusto che sia, la band della coppia Convertino-Burns delizia la folta platea presente esclusivamente con i suoi ultimi lavori.

Un concerto che il pubblico accorso ha mostrato di apprezzare a più riprese, per noi godibile, ma ovviamente non entusiasmante.

Mirko Gamberini.

venerdì 31 ottobre 2008

STIFF LITTLE FINGERS


Ultimamente Bologna richiama gruppi del punk rock che da anni non si vedevano. Giovedì 20 ottobre 2008 è stata la volta degli Stiff Little Fingers, formazione di Belfast capitanata da Jake Burns, che si è fatta strada con canzoni di contrasto alla occupazione inglese dell'Ulster. Il concerto all'Estragon ha richiamato vecchi e nuovi appassionati, con qualche giovincello con capelli da irochese. Con il loro sound tagliente e aspro hanno cantato le vicende di una terra divisa, che solo ora sembra avere trovato un minimo di pace. Brani come Alternative Ulster, Suspect device, Piccadilly circus e Silver lining hanno scaldato i cuori di un pubblico che, seppur ridotto, ha seguito con grande partecipazione.

Alberto Musiani

lunedì 20 ottobre 2008

CONCERTI : "Paul Weller- Estragon 15-10-08"



Mercoledì scorso 15 ottobre all'Estragon di Bologna si è svolto il concerto del grande musicista inglese Paul Weller.
Per chi non lo conoscesse, Paul è l'essenza del movimento mod-revival, nato nel 1977 unendo attitudine punk al modernismo british degli anni 60. Con i JAM esordisce a soli 18 anni ed è subito un riferimento
per le masse di giovani inglesi in cerca di rottura col conservatorismo, alla pari di gruppi come Clash e Sex Pistols, differenziandosi per stile e look sempre perfetti. Il suo percorso musicale sfocia poi nel pop sofisticato con venature jazz degli Style Council, dove è impegnato negli anni 80 nel Red Wedge (il gruppo di musicisti che appoggia il famoso sciopero dei minatori inglesi contro la Thatcher), per poi intraprendere
la carriera solista con il Paul Weller Movement.
A 50 anni suonati, sfodera un'esibizione da brivido, supportato da un ottimo gruppo (anche se privo dei membri sorici Steve White e Damon Minchella), con canzoni tratte dalla carriera solista ed alcune perle del passato come Shout to the top degli Style Council, Town called malice e That's entertainment dei Jam, che hanno riempito di gioia i vecchi mod.
L'unica pecca della serata, sold out, è stata l'acustica non perfetta, data probabilmente dal locale.
God bless you, Paul!!!!!


Alberto Musiani

mercoledì 30 aprile 2008

Concerti: Copenhagen + Beat & Breakfast

La Festa alla Casa del Parco del 30 marzo è stata allietata da un doppio concertino finale, ad opera di un gruppo di giovani ragazzi bolognesi, i Copenhagen, e di Beat & Breakfast, il progetto solista del cantante della band, il nostro Brioski.
Si apre quindi con le sonorità indie-rock e le melodie accattivanti, che a tratti ci ricordano anche i primi Cure, dei Copenhagen, per poi proseguire con le atmosfere molto più intime e crepuscolari invece di Beat & Breakfast, che chiude l'esibizione con le sue ballate decisamente indie-folk.
Putroppo la necessità di esibirsi in un set semi-acustico, li costringe a regalarci pochi pezzi, ma comunque sufficenti per poter affermare che la stoffa non manca affatto, e che i ragazzi agli esordi ci regaleranno future emozioni.

mercoledì 20 febbraio 2008

QUEENS OF THE STONE AGE Bologna,Estragon 18.02.2008

Immagino che ad ogni concerto all'Estragon esistano persone che, come me, vi assistano un po' per il concerto in sé, e un po' per verificare quali inefficienze organizzative si andranno ad abbattere sull'evento. Mi piace immaginarlo perché, se non fosse così, appena tutto finisce ognuno dovrebbe recarsi ogni santa volta alla cassa per chiedere un doverosissimo rimborso.

Stavolta le premesse potevano apparire buone (Queens Of The Stone Age - unica data italiana), ma le menti scaltre del locale bolognese di sicuro hanno cominciato a lavorare mesi fa per sottrarre 30 euro a tutti coloro che hanno riempito il luogo scelto per il concerto.

I biglietti sono ovviamente sold out, per un locale che può ospitare poche persone e le costringe in un camerone freddo e privo di aspiratori, nonostante sia stranamente in vigore il 'free smoking'. Ma non è certo questa la sede per capire come mai ai concerti in Italia regni sempre l'anarchia totale, al contrario del resto del mondo.

Che le cose sarebbero andate male ce lo fa capire subito una coda di almeno 600 persone, che non scorre in quanto l'ingresso è stipato e soprattutto è uno solo, e dunque l'opening act dei Biffy Clyro viene solo immaginato dai poveri avventori rimasti fuori al gelo. Molti perderanno anche i primi brani dei QOTSA, ma ancora non lo sanno. E pensare che non si è in 40mila, non si è all'ingresso di uno stadio, e non si è neanche degli idioti che decidono di pagare un biglietto intero per assistere solo una parte di concerto.

Si capisce subito, una volta entrati, che il palco è pronto, che oltre al tecnico audio c'è anche il tecnico luci che prova i cambi, e che, udite udite, ci sono anche delle gabbie da uccelli come scenografia. Ne hanno messe 5 o 6, alcune sono aperte come zucche spiaccicate, altre invece si presentano chiuse. Sono carine, e quasi quasi comincio a credere che andrà tutto bene. Ma alle 21:40 il concerto inizia, e l'acustica è orrenda: insomma, siamo alle solite.

Il gruppo parte con 3 pezzi nuovi, o almeno credo, visto che le canzoni si distinguono poco causa emissione di suoni confusi. Il gruppo, inoltre, suona come se avesse fretta di finire, ma forse sono solo io che penso male. In realtà, ne daranno dimostrazione i cambi di luce velocissimi, le inesistenti parole del frontman, il tasso alcoolico dello stesso che prova ad abbattere tastiere e batteria durante il secondo brano perché nemmeno si regge in piedi.

Ad ogni modo la musica è gradevole, c'è un bell'amalgama sul palco, e la gente sembra comunque accettare i vari handicap offerti dall'Estragon pur di applaudire i propri beniamini.

Diciamocela tutta, siamo italiani e aspettiamo un bel brano noto tipo, che so, 'No One Knows', invece Josh Homme si ricorda che domani il gruppo deve suonare in Germania e ha bisogno di finire presto lo show: ed è quello che succede dopo appena 1 ora e 20 minuti.

Il bassista lancia il suo strumento contro l'amplificatore mentre la folla acclama i propri idoli, e dopo 1 minuto parte la musica stile "Andatevene via, il concerto è finito", salgono i tecnici a riprendersi i piatti della batteria, a lanciare scalette, plettri e bacchette.

Io mi guardo intorno, la gente lancia sul palco acqua e bottigliette, alcuni fischiano, altri vanno via felici, altri pensano che si stia scherzando, qualcun'altro pensa che i Queens debbano ancora entrare e a suonare sul palco fossero ancora i Biffy Clyro, altri (come me) vanno a mangiarsi un kebab in centro e riescono a sbollire la rabbia solo giunti a casa.

Alla fine, da certe persone puoi solo aspettarti il peggio, scegliete voi se l'allusione è nei confronti di chi mette in piedi eventi di questo tipo o di chi si trova si trova a suonare davanti a una folla adorante e non concede né un bis né un'ora e trenta pulita di musica.

A volte mi sembra che l'indie stia pericolosamente sfiorando il ridicolo delle grandi produzioni pop, ma lo dico sottovoce. Anche se un po' continuano a girarmi ancora.







Brioski ringrazia Luca Devito di Indie-rock.it- effettivamente non sarei potuto essere più chiaro.

lunedì 18 febbraio 2008

Concerti: To Rococo Rot

Eravamo curiosi di vedere se i To Rococo Rot, attivi oramai da oltre un decennio, potessero ancora garantire emozioni e qualche sorpresa attraverso la loro musica. Ebbene, dobbiamo dire che il trio tedesco non delude affatto le attese e delizia il centinaio, o poco più, di fans, accorsi al Covo per la loro esibizione, regalando un concerto decisamente piacevole. I tre alternano infatti, sapientemente i loro splendidi pezzi melodici come "Telema" e "Cars" (vedi video) alla sperimentazione pura e semplice, intrattenendo il pubblico per un'oretta di concerto, che, unica pecca della serata, poteva forse regalare qualche altra perla.

martedì 8 gennaio 2008

Black Rebel Motorcycle Club 29/11 Milano, Rolling Stone

Mi sono sempre chiesto quali siano i requisiti che fanno di un giornalista un buon giornalista,imparzialità a parte. Soprattutto in occasioni come i concerti, i quali oltre ovviamente a dare un'indicazione "tecnica" da parte del gruppo a chi li ascolta,sono anche e soprattutto un concentrato di emozioni dove è difficile rimanere imparziali.Quindi "onore al merito" di Cristiano Gruppi il quale recensisce il concerto dei BRMC come, ottimo dal punto di vista esecutivo,ma piuttosto blando per quanto riguarda temi di "spessore" come quanti-singoli-hanno,quanto-hanno-interagito-con-il-pubblicoe la-disposizione-delle-canzoni.
Io affermo con orgoglio che, sì, c'ero.E affermo con altrettanto orgoglio che è stato uno dei concerti più emozionanti a cui abbia mai partecipato.Sarà perchè i tre sono delle persone fondamentalmente oscure e ben ricalcano al figura di belli e dannati proprio come me l'ero immaginati (in verità sono persone che rasentano l'impacciato), o sarà perchè i loro pezzi, i loro riff si incastrano nel cervello tra una sinapsie un'altra con una facilità disarmante.O sarà perchè sono degli ottimi strumentisti che a loro modo coinvolgono il pubblico. Senza i vari "waz up??". "put you hands up in the air!!!", "make some noize italy!!!".Ma con la forza della loro esibizione.
Si è così passati da momenti di rock'n'roll allo stato puro ("Stop","whatever happened to my rock'n'roll","berlin","Rise & fall"...) a momenti acustici("ain't no easy way","Fault Line"...)in cui il Robert Been di turno dava il cambio a Peter Heyes in ballate dal retrogusto old, ritratti di un america country che ha smesso di esistere quando i maledetti yankee hannoricacciato i sudisti dabbasso.Unica pecca: "Weight of the world" assente dal repertorio acustico. Peccato.
Per il resto, due ore e mezza abbondanti (!!!) da togliere il fiato.Non dico altro.

Brioski